La potenza dell’invecchiamento: una opportunità per le aziende.

Ovo-Vesuviodi Valeria Bonghi

Mi sono ritrovata a dover affrontare il fenomeno dell’invecchiamento lavorativo di persona, sia in azienda, in quanto mi sono occupata, tra l’altro, di Salute e Sicurezza sul lavoro, sia dopo esserne uscita, in quanto ho organizzato e sto ancora progettando una nuova e diversa vita lavorativa.

In sostanza il problema che sta chiaramente emergendo in questi ultimi anni è che la popolazione nei paesi cosiddetti avanzati vive parecchio a lungo e senz’altro più a lungo dei propri predecessori e che, inoltre e proprio per questo motivo, l’età pensionabile viene via via spostata in avanti nel tempo. Pertanto dovremo lavorare per molti più anni di quanto ragionevolmente ci aspettassimo e molto probabilmente in modo diverso. Ma saremo in grado di farlo? Oggi si sente parlare spesso di Active Ageing, termine usato per indirizzare proprio questo problema e cioè come affrontare il cambiamento di prospettiva temporale in ambito lavorativo, e non solo, attraverso un processo finalizzato alla promozione della qualità della vita lavorativa delle persone che abbiano superato indicativamente i 55 anni. Ora…già questa soglia mi è parsa bassina considerando che io sarei già nella fascia “over” e che mi sento oggettivamente tutt’altro che “aged”. In pratica dobbiamo “invecchiare ringiovanendo”, e cioè invecchiare in modo consapevole, sostenibile ed attivo, considerando inoltre che gli over 55 potrebbero essere ancora fortemente “in gamba”.

Ma le aziende avranno la capacità e l’interesse ad occupare over 55 in un contesto di cambiamento strutturale del mondo del lavoro e non solo di questo?

In realtà per le aziende il problema è che non potranno fare a meno di occupare gli over 55 e pertanto dovranno attrezzarsi per sostenerne la salute, trovare occupazioni adeguate e motivanti, prevedere aggiornamenti professionali dovuti sia ad un cambiamento di ruolo che al cambiamento delle professionalità, prevedere anche una diversa organizzazione aziendale.

E’ il lavoro che andrà adattato alla persona e non viceversa.

Sul fronte salute, la Commissione europea e l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) avevano lanciato una campagna paneuropea dal titolo “Ambienti di lavoro sani e sicuri ad ogni età” per promuovere il lavoro sostenibile e la sicurezza e la salute sul lavoro nel contesto dell’invecchiamento della popolazione attiva. La campagna si concentra sulle imprese europee e sulla necessità di promuovere il lavoro sostenibile e l’invecchiamento in buona salute fin dall’inizio della vita lavorativa. In questo modo la salute dei lavoratori, e dunque la loro produttività, sarà tutelata fino all’età pensionabile e oltre. 

In Italia pare che l’invecchiamento in azienda sia un fenomeno ancora più rilevante rispetto agli altri paesi. Esistono da qualche anno aziende che si stanno muovendo su questo tema anche se a piccoli passi. Queste aziende hanno portato avanti iniziative sperimentali e non riguardanti la flessibilità degli orari di lavoro, la modifica dei percorsi di carriera, lo scambio culturale tra generazioni, lo sviluppo di competenze anche in età adulta, percorsi di training finalizzati alla gestione del cambiamento e dello stress e l’avvio di programmi di counseling che attraversano le diverse età della popolazione aziendale.

Io credo che le aziende debbano affrontare il problema non come una necessità ma come una reale opportunità. Gli “over 55” non sono un problema bensì una risorsa ed una popolazione “ricca” di sapere, di conoscenze, di esperienza, di interessi e di idee. Potenza dell’invecchiamento! E per utilizzarla al meglio dovranno rivedere i propri processi interni di gestione delle risorse umane, dalla selezione alle politiche retributive ai meccanismi di valutazione delle prestazioni e del potenziale, allo sviluppo delle competenze.  Dovranno inoltre lavorare sulla intergenerazionalitá e puntare molto sulle relazioni di scambio interne e sulla capacità di sfruttare ritmi e contributi diversi. Potrà non essere facile né veloce ma è un percorso che va intrapreso e che contribuirà senz’altro ad una crescita salutare.

Spunti di riflessione::

  • Randstad Italia – Osservatorio permanente sull’Active Ageing – 2015
  • Odile Robotti “Le implicazioni socio-economiche e finanziarie di una vita da centenari” in Supplemento a Harvard Business Review – ottobre 2017
Annunci