Cinque buone idee per demotivarsi al lavoro in un mondo che cambia

demotivazionedi Luciana Zanon

Crisi economica, globalizzazione, cambiamenti repentini e innovazioni tecnologiche stanno cambiando il granitico mercato del lavoro italiano, perfino quello inamovibile della Pubblica Amministrazione che per decenni – nella nostra mentalità italiana – ha rappresentato il non plus ultra della realizzazione lavorativa: il mitico posto sicuro.

E così mobilità, precarietà, pensione a 65 anni diventano gli spauracchi di chi – giovani e vecchi – hanno sempre considerato il famoso posto fisso come le acque tranquille in cui veleggiare al riparo dei rischi del mare aperto.

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Italians do it better

Dopo anni di grandi difficoltà del nostro mercato del lavoro, fughe di cervelli all’estero, auto flagellazioni sul nostro sistema paese, tanItaliansti di noi vorrebbero invertire la tendenza e con uno scatto d’orgoglio far vedere quanto valiamo, senza dover aspettare che la nostra nazionale di calcio vinca ai mondiali :-)! In un’intervista, pubblicata su Direzione del Personale di giugno, Cervelli stranieri in Italia, alcuni nostri colleghi raccontano l’impatto nel mondo nel lavoro in Italia, come ci vedono, come ci percepiscono.

Ma noi, come ci vediamo, come ci percepiamo, in che cosa siamo davvero bravi? Quali sono le nostre capacità, quelle su cui possiamo e dobbiamo puntare? Quelle abilità che le nostre aziende dovrebbero esaltare e non ingabbiare? Quelle capacità che le Risorse Umane dovrebbero riconoscere e premiare?

Mi piacerebbe raccogliere in una nuova intervista le testimonianze di chi ha o ha avuto esperienze di lavoro all’estero o con stranieri e che, proprio grazie al confronto con la diversità, si è reso conto che in alcune cose siamo proprio proprio speciali.

Lascia la tua testimonianza su questo blog inviando un commento.

Luciana

Ma a chi e a cosa serve il Bilancio delle Competenze? Domande e risposte per persone che cercano

bilancia

“Essere ciò che siamo e diventare ciò che siamo capaci di diventare è il solo fine della vita.”

(Robert Louis Stevenson)

Alberto: Da un po’ di tempo sto pensando di cambiare lavoro. Dove sono ora mi sento un po’ stretto, sottoutilizzato direi…ho sentito parlare di Bilancio di Competenze. Che cosa è esattamente e quanto pensi mi possa essere utile?

Giulia: Il Bilancio di Competenze è un processo che accompagna le persone in una riflessione sulla propria dimensione professionale, integrando il passato e il presente professionale con l’obiettivo di definire un progetto per il futuro. Se la tua insoddisfazione ti spinge a cercare nuove strade, sbocchi lavorativi diversi il BC potrebbe aiutarti a fare il punto della tua situazione professionale e a costruire un progetto di ricerca o all’interno della tua azienda oppure in altri contesti.

Alberto: E cosa intendi esattamente per ‘punto della situazione professionale’?

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A passo d’uomo

passo2di Giulia Fiore

Il mondo del lavoro particolarmente in questo periodo ci presenta molte situazioni di disagio e capita di  entrare in contatto con persone preoccupate, talvolta disperate, spessissimo arrabbiate, per le difficoltà del momento e per l’assenza di prospettive; prima ancora della ricerca di soluzioni concrete i primi interrogativi che emergono in questi casi riguardano la nostra capacità di rispondere a domande importanti: “quali sono le parole giuste per dare una forma a questa sofferenza?”,  “come si può dar voce alla comprensione e alla accoglienza di questa difficoltà?”.

A volte la semplice la narrazione può non essere sufficiente perché rischia di appiattire i sentimenti e le emozioni in una sequenza di fatti e di conseguenze logiche o illogiche. Continua a leggere

Buoni propositi

inizio 3di Luciana Zanon

L’inizio dell’anno è da sempre il momento dei buoni propositi. Questa breve lettura può essere un bello spunto.

I CINQUE PIU’ GRANDI RIMPIANTI

Bronnie Ware è un’infermiera australiana specializzata nell’assistenza ai malati terminali. Lavorando con molte persone che ha accompagnato verso la morte ha permesso alla Ware di raccogliere molte confidenze sui tipici rimpianti che si provano quando si guarda indietro alla propria vita. Dal suo blog “Inspiration and Chai” è nato un libro, “Top Five Regrets of Dying”, nel quale si racconta appunto i cinque più ricorrenti rimpianti delle persone che stanno per morire. Il primo è “non aver seguito i miei veri desideri”. La maggior parte dei pazienti di Bronnies Ware confidavano la tristezza di non aver neanche realizzato la metà dei propri sogni, appena esprimevano un giudizio complessivo su quanto fatto nella propria vita. Il secondo più grosso rimpianto, molto diffuso tra gli uomini, è l’aver lavorato troppo, essere stati per troppo poco tempo con la propria famiglia e con i propri affetti. Il terzo rimpianto è invece non aver sempre espresso i propri sentimenti, non aver avuto il coraggio di dire ciò che si provava. Un rimpianto che vale sia per la vita sentimentale che per l’esistenza quotidiana, soprattutto l’aver evitato di dire cose spiacevoli per provocare conflitti ha prodotto poi amarezza se non vere e proprie malattie negli anni successivi. Il quarto rimpianto è la perdita delle amicizie, ovvero aver smarrito i contatti con tante, troppe persone care a causa di una vita stressante. L’ultimo rimpianto, il quinto, della lista dell’infermiera australiana è invece rivolto a se stessi. Troppo spesso le persone cercano l’approvazione negli altri, invece che trovare la propria felicità nelle proprie inclinazioni.

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Dirigenti disperati e giovani disorientati

imagesIl numero di novembre de “L’impresa”, rivista del Sole 24 ore, ha dedicato un dossier al coaching a cura di Emanuela Dini.

Anche Luciana è stata intervistata e riportiamo nel nostro blog il pezzo che riguarda 3Coaching.

E che i dirigenti siano disperati, ma anche speranzosi, lo conferma Luciana Zanon, di 3coaching, società di coaching e counseling per le persone e per l’impresa. «Le difficoltà lavorative li obbliga a rivedersi e ripensarsi, imparano a conoscersi e uscire dalle gabbie di ruoli precedenti. Chi è capace di sganciarsi dalla vecchia “vita di prima” ne esce meglio, così come sono avvantaggiati quelli che hanno cambiato spesso azienda, nazione, ambiente di lavoro». Ma l’attenzione di 3coaching è rivolta anche ai giovani, per aiutarli a muoversi in un mercato del lavoro che non sarà mai più come quello dei genitori «Li aiutiamo a orientarsi in un mondo del lavoro mutevole, a pensare che non avranno il “posto fisso”, insegniamo a patrimonializzare anche le esperienze brevi, a disegnare una nuova idea di professione e di futuro, li alleniamo ad affrontare il cambiamento, a viverlo come un’opportunità e non come una precarietà, senza perdere identità né radici».

“Cambiare tutto per non cambiare nulla” o…?

https://i0.wp.com/www.organizzazioneventi.org/images/site_news/28/image/cambiamento-change-300x225.jpgdi Giulia Fiore

E’ il giovane Tancredi nel romanzo Il Gattopardo a pronunciare questa famosa frase che esprime un paradosso riferito ai cambiamenti politici e sociali del tempo (e ahimè non solo di quel tempo) ma che può rappresentare la naturale contraddizione della natura e del sentire umano.

Alla nostra insoddisfazione, stanchezza e senso di inadeguatezza tendiamo a cercare responsabilità esterne e quindi a pensare a soluzioni, talvolta anche radicali, volte a modificare o a cambiare solamente il contesto fuori da noi e l’ambiente in cui viviamo.

E, soprattutto nell’ultimo periodo, ecco un fiorire di consigli, libri, blog e portali che invitano mollare la propria vecchia vita e lavoro, a trasferirsi altrove, a cercare nuove relazioni lasciandosi alle spalle la propria storia. Continua a leggere